Verona? Una città da amare.

Vi ho parlato della mia non bellissima esperienza milanese (a parte l’incontro con due persone che è stato più che piacevole), trovate il fattaccio qui Milano, 10 anni dopo…il degrado. Oggi invece vi  voglio parlare della tappa successiva, Verona. Per raggiungerla abbiamo preso un regionale alle 20.25 e, nonostante le condizioni penose dei vagoni, siamo riuscite ad arrivare alla meta senza intoppi. Eravamo solo un po’ stanche, come potete notare dalla foto.

Verona? Una città da amare.

Ci siamo fermate in città due giorni ma sono bastati per capire che Verona è ancora bella come la ricordavo. Il centro è un tripudio di meraviglie da vedere e fotografare, le strade sono pulite e i servizi eccellenti. Persino il parcheggio sotterraneo è riuscito a stupirmi, con le lucine verdi che segnalano i posti ancora liberi (in ogni singolo posto auto) e quelle rosse i posti già occupati. Sembrerà una fesseria ma evita alla gente di girare come trottole alla ricerca di un buco libero. Spostandosi dalla città lo scenario cambia ma l’ordine resta. I paesi limitrofi sono circondati dal verde (curatissimo), non ho visto spazzatura per strada e tutto sembra  funzionare senza troppi intoppi. Potreste dire che è solo l’impressione di chi vive Verona (o provincia) da turista ma conosco molte persone che abitano lì e mi hanno  confermato che si sta bene. Logicamente non sto qui a elencarvi le cose da vedere che ho trovato in centro, ci sarebbe da scrivere un libro. A proposito di libri, avete letto il mio? 🙂 L’estate è un’ottima occasione per dedicarsi alla lettura sfrenata!

Nonostante  il poco tempo a disposizione abbiamo avuto anche il piacere di visitare Gardaland, dove ho creduto di morire facendo il Raptor. Dovevo capire che non faceva per me quando ho tenuto gli occhi chiusi durante il giro nell’Albero di Prezzemolo, attrazione concepita per i bambini. Tanto tempo fa ero decisamente più impavida! Sono riuscita a divertirmi (quasi) senza ansia solo nella giostra di Kung Fu Panda.

Verona? Una città da amare.

Eravamo tutti molto curiosi di scoprire se anche in Italia, come a Vienna, avrei trovato il Wi-Fi pubblico (Sì, fatevela sta risata!). Mi aspettavo di trovarlo a Milano, quasi lo pretendevo da una città così, invece è stata una delusione. In teoria è disponibile, in pratica la registrazione per accedere è una palla infinita e alla fine abbiamo rinunciato. A Verona non c’era, ho trovato un accesso solo il giorno della partenza all’aeroporto, lì per accedere serviva il permesso del Papa, abbiamo rinunciato anche stavolta. Catania; Wi-Fi gratuito chè???

Per le tante persone che mi seguono da Verona e provincia vi lascio il nome del mio parrucchiere preferito. Dopo un intero anno all’estero, avere la mia testa tra le sue mani è stata una goduria! Il negozio è bellissimo e lui è il top, non per niente è mio cugino! 😉 Eccolo>>> Hairfashion Guido (uomo/donna), si trova in via Vertua 5/d Dossobuono (Verona). Se andate, ditegli che vi mando io! 😉

Verona? Una città da amare.

Al momento mi trovo in Sicilia, ma di questa terra ho già abbondantemente parlato. Intanto mi godo la famiglia, il cibo e il mare, quando è pulito. Rientrerò a Vienna il 24 agosto e, sinceramente, mi manca. Sì, ho lasciato lì il babbo e cane pazzo, mi mancherà di più per  questo, però è la prima volta che sto così bene in una città e percepirne la mancanza mi stupisce, in positivo si intende. Alla prossima, ho qualche chicca in mente per voi, devo solo decidere se parlarne o depositare tutto nei cassettini delle esperienze archiviate. 😉

 

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Milano, 10 anni dopo…il degrado.

Non mettevo piede a Milano da dieci anni, dopo averne vissuti lì altri 10. Ero emozionata e curiosa, non sapevo che sensazioni avrei provato dopo così tanto tempo.

Milano, 10 anni dopo...il degrado.

 

Siamo partite da Vienna alle 17.00 con il bus della Hellö, viaggio molto tranquillo, diverse  soste, Wi-Fi, prese elettriche, bagno funzionante a bordo e aria condizionata. Tutto tranquillo fino alle 03.00 del mattino, quando ci siamo accorte che eravamo decisamente in anticipo. Saremmo dovute arrivare a Milano Lampugnano alle sei del mattino, invece l’autista ha confermato che ci avrebbe lasciate in città alle cinque, quindi un’ora prima. Attimo di panico, perché eravamo rimaste senza telefoni (dopo il confine la linea è sparita) e perché non ricordavo come fosse organizzata la fermata di Lampugnano. Il bus avrebbe proseguito per Genova, quindi ci avrebbe lasciate lì da sole. Usando il Wi-Fi della compagnia cerco la mèta e mi rendo conto che è una fermata per bus turistici con il nulla cosmico attorno, inoltre la metropolitana a quell’ora sarebbe stata ancora chiusa. Spero lo stesso in un bel movimento di gente che va e gente che arriva, immagino di trovare una lunga fila di taxi ad aspettare i turisti e un bar aperto per chi, come noi, giunge presto in città, dopo una notte di viaggio. La realtà si è rivelata peggiore di quello che immaginavo.

Arrivati a destinazione il bus rallenta, varca un ingresso sulla destra completamente avvolto dal buio. Dal finestrino noto sulla sinistra della gente che dorme sulle panchine, le perdo di vista, continuo a fissare il buio davanti a noi. Finalmente giungiamo nel piazzale, lo sgomento. Una sorta di campo profughi con gente che bivacca, fuma, beve birra, fissa il nostro bus. L’autista ci fa scendere e riparte. Mi guardo velocemente intorno e c’eravamo solo noi, circondati da una moltitudine di gente che tutto aveva, tranne che un aspetto rassicurante. Non ci sono luci, non ci sono bar, non ci sono taxi, non mi funziona il telefono, sono fottuta. Due donne sole scaricate in un contesto pericolosissimo. Chiedo ai genitori dell’unica ragazza che è scesa con noi di farmi compagnia cinque minuti, mentre lo faccio intravedo un taxi in lontananza. Lascio con loro mia figlia, inizio a correre come se non ci fosse un domani, attraverso il piazzale mentre si era scatenata una rissa tra immigrati e l’autista di un altro bus stava per essere aggredito. Raggiungo l’auto tra urla e spintoni, supplico il ragazzo del taxi (c’erano altre due ragazze, di lingua inglese, nella mia situazione). Ci carica, lascia lì le altre due ragazze dopo aver chiamato un altro taxi (non so perché non ha voluto caricarle con noi), ci allontaniamo e finalmente mi sento in salvo ma turbata, molto turbata. Ci porta in Piazzale Cadorna, zona decisamente più tranquilla anche a quell’ora. Riprendiamo fiato, mia figlia mi chiede se Milano è tutta così. Le dico di no…almeno, lo spero.

Milano, 10 anni dopo...il degrado.
Io e mia figlia in Piazzale Cadorna, dopo la paura iniziale.

Credo che quello che è successo a noi e che, a questo punto, succede a tutti gli sventurati che hanno Lampugnano come destinazione, sia una cosa gravissima. Non so cosa sarebbe potuto accadere se non avessi trovato l’unico taxi disponibile, non so come facciano i turisti stranieri a venire fuori da una situazione alla quale non sono sicuramente abituati. Un benvenuto in Italia traumatico, e fidatevi se vi dico che vivere dal vivo quei momenti è più terribile che leggerli in un blog, come state facendo adesso.

E il resto? Come hai trovato la città?

Beh, Milano è sempre bella, però ci siamo fermate un giorno e abbiamo potuto visitare solo il centro, che mi è sembrato più scarno, ma abbastanza in ordine. La cosa che ho trovato in pessime condizioni invece è stata la metropolitana. Stazioni semi fatiscenti, treni vecchi e rumorosissimi. Per parlare dovevamo urlare. Non li ricordavo così e il servizio non si avvicina minimamente a quello viennese. Ho incrociato anche qualche tram e ho notato che i mezzi più nuovi avevano tutti i sedili arrugginiti.

Alla fine ci siamo dirette alla stazione centrale per  prendere un treno  e andare a Verona, anche lì  sgomento. La zona esterna alla stazione è un campo profughi di gente che bivacca e spesso importuna i viaggiatori. Una situazione vergognosa, pericolosa e inaccettabile per una città come Milano. Completamente un’altra esperienza quella che abbiamo vissuto a Verona, ve la racconterò nel prossimo post.

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