Non siamo tutti uguali!

Siamo tutti uguali!

Mi capita sempre più spesso di sentire (o leggere) gente che lo scrive,  elargendo pillole di estrema e innaturale umanità (a parole). Quindi, mentre pelavo patate e tagliavo zucchine, mi sono chiesta “Ma secondo quale principio saremmo tutti uguali? Quando, dove e perché?”

Non siamo tutti uguali!
Immagine presa da internet

Io non sono uguale a chi truffa, ruba o inganna la gente vivendo di espedienti, perché per vivere ho scelto di lavorare onestamente.

Io non sono uguale a chi uccide o a chi ruba con la violenza l’infanzia dei bambini.

Non sono uguale ai traditori infami o alle donne che l’otto marzo vanno in giro per locali a vedere uomini nudi, come fossero bestie affamate di sesso.

Alla stessa maniera non sono uguale a chi ha due lauree (nemmeno a chi ne ha una) o a chi ha studiato e faticato per diventare astronauta.

Io non sono uguale  ai volontari che vivono in zone pericolose rischiando la vita, perché non ho il loro coraggio.

Nemmeno quando veniamo al mondo siamo uguali perché ciò che diventeremo dipende spesso dalla zona geografica e dal contesto familiare. Ci sono persone che nascono dalla parte “sbagliata” del mondo (nonostante questo alcuni riescono ad avere successo) e altre che invece nascono dalla parte “giusta” (molti tra loro diventano ugualmente dei minchioni).


Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi. (Charles Evans Hughes)


Fortuna a parte, le scelte sono ciò che differenziano una persona da un’altra. Il coraggio, la sostanza, il fine delle proprie scelte, la tenacia e la determinazione necessarie per raggiungere un obiettivo.

Cosa? Che avete detto? Davanti a Dio siamo tutti uguali? Ma potremmo essere uguali davanti a Dio, davanti ad Allah, davanti agli alieni che dall’alto ci osservano come noi osserviamo le formiche in un giorno di primavera. Da quella prospettiva certo, siamo tutti uguali. Piccoli, megalomani e insignificanti.

Non siamo tutti uguali!
Immagine presa da internet

Il saper accettare le differenze è un altro discorso. Io viaggio, scopro culture diverse e valuto cosa mi piace e cosa no. Ieri per esempio una tipa mi ha dato della razzista perché ho scritto che i tedeschi mi stanno sulle balle. Io ho provato a spiegarle che il razzismo nasce da un pregiudizio e che invece loro mi stanno adagiati lì perché li ho conosciuti e ho valutato che no…non mi piacciono. Lei non ha compreso e continuava a rimanere allibita perché “Non è possibile che nel 2017 qualcuno scriva ancora certe cose”. Ma perché? Nel 2017 i tedeschi sono diventati simpatici e non me ne sono accorta?

Quanto falso perbenismo dietro schermi e tastiere e quanto mi sembra ridicola la convinzione di tanti, che vede l’accettazione di ogni cosa come una naturale conseguenza del viaggiare. Io credo invece che il conoscere nuova gente sia un po’ come essere invitati ad una grande festa. Ne prendiamo volentieri parte, ci rapportiamo con nuova gente, scambiamo pensieri e opinioni ma alla fine tiriamo le somme. In fondo c’è sempre qualcuno che ci va a genio, al contrario di molti altri che segneremo nel libro nero.


Nel mondo ognuno ha un suo abisso personale. Ci sono tante sofferenze al cui confronto la tua e la mia non sono niente, e se solo potessimo sperimentarle, ne saremmo sopraffatti e moriremmo sul colpo. (Banana Yoshimoto)


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