Ripartire da zero in un posto dove non sei nessuno #MaryJane #Londra

Oggi la collaborazione con il sito web “Donne che Emigrano all’Estero” ci porta a Londra con Mary Jane. Vorrei approfittarne per ringraziare lei e tutte le donne che decidono di mettersi in gioco, facendosi intervistare. Non è da tutti raccontare pubblicamente dettagli privati della propria vita, io ammiro davvero tanto chi riesce a farlo. Buona lettura. Roberta

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Ciao Mary Jane! Grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei.

Ciao Roberta e grazie a voi per questa intervista!

Io nasco partenopea ma da subito, neanche compiuti 3 anni, sono stata  catapultata in una realtà multinazionale. Ho infatti avuto la fortuna di frequentare una scuola americana che è stata per me un’esperienza fondamentale. Sono stata a contatto con persone che venivano da diverse parti del mondo e che si portavano dietro la bellezza della loro cultura e la ricchezza della differenza. Mi ha insegnato tanto quel periodo e penso che il connubio tra le mie radici mediterranee e l’internazionalità dei miei primi anni scolastici abbiano significato molto per me, nel bene e nel male. In seguito ho frequentato un liceo linguistico e poi mi sono avviata agli studi universitari. Dopo qualche anno mi sono trasferita a Roma e lì mi sono laureata in legge ma già da tempo in me c’era un’irrequietezza rispetto alle scelte della vita. Da piccola, infatti, sono sempre stata legata alla musica. In famiglia ci sono diversi musicisti amatoriali, primo fra tutti mio padre che suona la chitarra e con cui mi divertivo e tutt’ora mi diverto a cantare. Per molti anni ho studiato pianoforte classico ma ho interrotto spesso gli studi per motivi ogni volta diversi. Poi mi sono accorta che la mia vera passione era il canto e lì è cambiato tutto. Ho cominciato a prendere lezioni verso i 20 anni e poi mi sono iscritta ad un’accademia di musica a Roma, ed è in questa città che la mia passione ha pian piano preso una nuova direzione ed è diventata una professione.

Perché hai deciso di espatriare e cosa ti ha portata a Londra?

unnamedCome ti dicevo prima, credo che l’ambiente multiculturale in cui ho vissuto da ragazzina abbia modellato molto il mio carattere ed il mio approccio alla vita, sia in positivo sia in negativo. Ti dico questo perché da sempre quell’apertura mentale mi ha fatto sognare in grande e mi ha spinto verso i viaggi e la conoscenza, ma mi ha anche fatto sentire fuori posto. Ho sempre avuto la sensazione di non avere delle vere radici, di mancare di un’identità di appartenenza precisa perché tutto intorno a me cambiava di continuo. Ci ho messo tantissimo tempo a riconciliarmi con la mia terra e con me stessa. Partire era essenziale per capire dove appartenessi nel mondo. L’occasione di espatriare ha tardato a presentarsi ma poi, quando finalmente è arrivata, l’ho colta al volo. Così ho unito la mia esigenza di muovermi e di sperimentare un mondo nuovo con la mia attività di cantante. Sono qui perché voglio vedere quanto riuscirò a rendere grande questa mia passione e per farlo devo imparare quanto più possibile. Londra ti offre l’occasione di vedere la musica sotto un’altra luce, di capirla fino in fondo. Qui c’è il meglio del meglio come negli States e se ti ci metti di buona lena e con tenacia questo è un posto che ti può dare tanto. Di musicisti ce ne sono a frotte ma nessuno pensa che tu sia un perditempo se vuoi vivere di musica. Certo, facile non lo è e non lo sarà mai, ma questo forse è il bello della vita! Devi mettere tutto l’impegno che puoi e fallire un milione di volte per vedere dove arriverai e una volta arrivato devi ripartire, non ci si può fermare mai!

Descrivi le emozioni che hai provato il giorno della partenza.

Devo essere sincera: di emozioni ne ho provate tantissime e ne provo tutt’ora diverse. Non dimentichiamoci che sono un’espatriata novella! Il giorno della partenza tuttavia credo di non aver realizzato cosa stesse accadendo. Un po’ perché la mia famiglia è a Napoli ed io vivevo già  Roma da 7 anni, quindi il distacco è stato graduale. Comunque quel giorno se c’è una cosa che ho sentito chiaramente, questa è stata la sensazione che da quel momento sulle mie spalle cadeva una responsabilità enorme. Ero già psicologicamente e mentalmente preparata alle difficoltà che comporta trasferirsi in un paese nuovo e ricominciare tutto da zero (o quasi!), ma essere sull’aereo mi ha dato la chiara percezione che stava realmente accadendo. Era una cosa che desideravo da anni e anni e quando è arrivata la testa mi si è inondata di dubbi! Ce la farò? Non ce la farò? E se poi voglio tornare indietro?! Insomma, sono una che si pone un sacco di domande ma alla fine va e ci prova. Credo che solo provandoci si possano ottenere delle risposte

In ordine di difficoltà; quali sono stati i primi tre ostacoli più faticosi da superare?2

Per prima cosa, la burocrazia e le difficoltà pratiche legate al trasferimento. Questa città ha un sistema di organizzazione molto preciso ma per entrarci devi rispondere a diversi requisiti. Per aprire un conto in banca ti serve un domicilio fisso e una prova che tu abiti in quel posto, per avere una  casa ti serve un conto in banca o una busta paga, per trovare lavoro devi almeno avere un tetto sulla testa e via così. È un cane che si morde la coda e quando sei un freelance è un caos! In secondo luogo, trovare una sistemazione adatta: io mi sono trasferita qui con il mio compagno ed entrambi abbiamo dovuto far conciliare le nostre esigenze di vita con le difficoltà iniziali che ti si pongono davanti in nuova una città appena ci metti piede. Cercavamo un’abitazione indipendente dal momento che entrambi lavoriamo con la musica e molte opzioni di condivisione per noi erano impensabili. Però, allo stesso tempo i costi di una casa qui sono proibitivi e inizialmente devi adattarti. Insomma, alla fine siamo passati da un Airbnb, a uno studio flat ad un appartamentino trovato grazie ad un’amica. Infine, una difficoltà iniziale è sicuramente dover ripartire da zero in un posto dove non sei nessuno. Devi ricostruire tutto: amici, conoscenze, la tua vita professionale e personale. Per poter fare quello che vuoi devi prima inserirti in un contesto nuovo che ti chiede di metterti alla prova e di dimostrare di potercela fare. Non è una passeggiata.

Che disponibilità economica avevi (e che disponibilità serve) per affrontare i primi periodi?

Io ed il mio compagno abbiamo messo da parte dei soldi per arrivare qui e non dover essere subito travolti da tedi economici mentre ci organizzavamo. Il nostro campo è un po’ particolare e, nonostante io lavori anche come scrittrice e traduttrice freelance, volevamo stare tranquilli per i primi mesi e disbrigare tutte le formalità burocratiche del caso che spesso molti immigrati lasciano irrisolte a lungo o addirittura a tempo indefinito. Purtroppo il cambio con il pound ci ha sconvolto i piani perché ci siamo mossi in un periodo estremamente sfavorevole all’euro. Adesso le cose gradualmente migliorano ma il nostro è un caso particolare. Siamo venuti qui con un’idea precisa e quindi abbiamo dovuto calibrare il tutto alle nostre esigenze. Chi si trasferisce per cercare un lavoro in un qualunque altro campo, può anche venire qui con una disponibilità limitata e trovare da subito una stanza ed un una prima occupazione per avere un’entrata fissa. Io comunque consiglio di arrivare qui con almeno €2.000, per essere sicuri di avere le spalle coperte per i primi periodi di assestamento.

Ho sentito gente raccontare Londra come una città magica, altri invece ne hanno parlato descrivendola come caotica e pericolosa. Tu che impressione hai avuto?

Personalmente credo sia una città dai mille volti! È magica e allo stesso tempo caotica, viva ma comunque spersonalizzante. Londra secondo me è quello che tu vuoi che sia e che riesci a tirarne fuori. Questa città offre di tutto: musica, cultura, eventi di vario genere. Non puoi mai annoiarti! Certo, è anche un posto immenso dove tutto è veloce e si rischia di vivere in una realtà dentro la realtà, isolandosi dal mondo esterno. Il mio lato estroverso e , legato al campo della musica, è attratto fatalmente dalla metropoli ma il mio animo solitario ed intimista ci fa a botte! Per il momento però, credo sia il posto che mi serve per imparare e crescere professionalmente, quindi la vedo come un punto di partenza.

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Hai ricevuto il supporto della tua famiglia riguardo questa scelta?

La mia famiglia è abituata al mio vagare perpetuo oramai! Tuttavia, in questo caso, ho sentito chiaramente il loro desiderio di starmi vicino e il loro dispiacere nel fatto che stessi andando a vivere in un altro Paese. Ma credo che sia più preoccupazione nel vedere una figlia che nella vita ha fatto scelte non troppo lineari ed ordinarie! Comunque, anche se non sempre la comunicazione è facile, non mi ostacolano e sono sempre presenti, cose che apprezzo moltissimo.

Avresti potuto fare le stesse cose rimanendo in Italia?

Forse si, forse no. Di certo qui tutto quello che si affronta è facilitato da un’organizzazione impareggiabile. Inoltre questo è il paese delle possibilità: se qualcosa la vuoi fare davvero puoi provare anche a creartela e, a prescindere dal risultato finale, sicuramente ci sarà qualcuno che ti ascolterà e ti sosterrà nel percorso. In Italia sotto quest’aspetto siamo abbastanza indietro e lo dico a malincuore. Al di là di questo però, credo sia una questione molto personale. Io sono qui perché volevo provare ad inseguire un sogno, perché volevo fare un’esperienza di vita all’estero e perché sono fondamentalmente una viaggiatrice compulsiva. Sarei partita comunque, presto o tardi.

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci anche quest’esperienza.

Questa storia rientra nel capitolo: “Le opportunità generate dall’azione”! Cominciamo col dire che io sono una persona che ha fatto molte, forse troppe cose nella sua vita, ma le mie vere passioni sono la musica e la scrittura. Ho sempre scritto e, sin dai tempi del liceo, assillavo le mie compagne di classe con lettere chilometriche e vagamente filosofiche e di nascosto scrivevo poesie durante le lezioni di scienze e matematica! Purtroppo, tranne in sporadici casi in cui ho scritto per qualche testata locale, non ho dato seguito pratico a questa urgenza creativa, rilegandola piuttosto ad una sfera privata e personale. Da quando mi sono proiettata verso Londra però, ho preso coraggio e mi sono proposta come blogger e copywriter, facendo un po’ di esperienze, e ad un certo punto mi si è parato davanti il sito di DCEE. Ci ho curiosato qualche tempo, leggendo le storie delle fantastiche donne che ci scrivono, poi mi sono detta: “Ma perché non provarci?” e così ho scritto a Katia (fondatrice del progetto) dicendole che ero una nuova expat a Londra, legata al mondo della musica. L’ha presa abbastanza bene a quanto pare! 🙂

Pensi di tornare a vivere in Italia? Che emozioni provi nei confronti del nostro Paese?

Non lo so sinceramente. Non lo escludo come non escludo la possibilità di trasferirmi anche in un altro Paese. Il mio sogno sarebbe quello di girare il modo e vivere in diversi luoghi per poter conoscere più culture e modi di vivere possibili. Forse in futuro mi vedo nuovamente a Napoli. Ho un rapporto di odio e amore con questa città, come molti miei concittadini, ma oggi non posso negare il legame viscerale che ci unisce. Ci ho messo davvero un’eternità ad accettarlo e adesso è una parte essenziale della mia persona. Nei confronti dell’Italia provo una grande malinconia. È un Paese meraviglioso e dall’immensa ricchezza storica e artistica. Secondo me su certi fronti è anche estremamente all’avanguardia ed è fucina di idee creative ed uniche. In Italia nascono alcune delle migliori menti artistiche, scientifiche ed imprenditoriali ma tutto si perde in un fumo denso di lassismo, inedia e noncuranza. Manca di organizzazione e di quel tot di regole che servirebbero per renderlo il paese perfetto. Fortuna che ci sono italiani, alcuni li conosco personalmente, che nel limite delle loro possibilità lottano per cambiare le cose. Credo che senza una sovrastruttura adeguata serva comunque a ben poco ma lo spirito è quello giusto. Forse, in qualche modo, il mio desiderio nascosto è quello di fare la mia parte da fuori e magari tornare un giorno a portare lì quello che ho imparato stando all’estero. Non sono certo la sola a pensarla così ma la realtà dei fatti è che intanto la vita va avanti e non si possono fare progetti troppo distanti nel tempo.

Cosa consiglieresti a tutte le persone che vorrebbero partire ma non hanno i mezzi per farlo?

1Credo che se una persona lo desideri davvero, deve farlo a tutti i costi. Tuttavia, io non posso dare consigli in merito a questa situazione perché la mia è stata una scelta ragionata ed organizzata. Se dovessi dare un parere personale sarebbe quello di risparmiare un po’ prima di partire. Londra non è una città facile e non aspetta nessuno, ma se ci si arma di pazienza e buona volontà è una città che dà occasioni e possibilità e sicuramente dà lavoro a chi lo cerca. Consiglio inoltre a tutti di integrarsi subito, una volta arrivati qui, e di risolvere tutte le questioni burocratiche e legali dal giorno uno (NIN, iscrizione all’Aire, conto in banca ecc.), senza cadere nella trappola dell’arrangiarsi. Fare le cose secondo criterio significa ricevere una valanga di servizi di rimando, dall’assistenza sanitaria gratuita, al job placement, ai servizi della comunità. Tenete sempre presente che Londra è una città cara per quanto riguarda alloggi e trasporti, ma tutto il resto è abbordabile e si trova qualunque cosa per qualunque tasca. Bisogna soltanto avere un po’ di coraggio e tanta tenacia senza perdersi mai d’animo!

Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

In realtà credo di essermi dilungata fin troppo: ho la chiacchiera facile anche per iscritto! Ti ringrazio per quest’intervista e per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia esperienza. Non sono una veterana dell’espatrio ma è certamente una situazione che ho dovuto analizzare, organizzare e preparare. Adesso sono qui e mi farà piacere condividere le mie impressioni e le mie vicissitudini con chi vorrà saperne di più. Seguiteci su “Donne che Emigrano all’Estero” se vi interessano le storie di donne che sono espatriate e volete conoscerne i dettagli. Potrete così leggere, oltre che della mia, anche di esperienze diverse in vari ambiti e Paesi. A presto!

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Siate i capitani di voi stessi!!! Giada, Sir Koala Londinese & Londra

Questa e’ la storia di Giada, ormai per tutti Sir Koala Londinese! Scopriamo con lei Londra… vista attraverso gli occhi di chi ha fatto “il grande salto”! La ringrazio per aver condiviso con noi questo spaccato di vita londinese…le lascio la parola… Roberta

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Ciao ragazzi 🙂

Grazie per l’invito sulle vostre pagine del blog!

Mi chiamo Giada, ma ormai tutti mi chiamano Koala e nel 2010 ho fatto – come tanti – armi e bagagli, e sono andata a vivere in UK, precisamente e ovviamente a Londra.

Era dal 2007 che volevo andare a viverci ma non sono mai stata una gran fan del carpe diem, quindi ho rimandato e rimandato, mi sono fatta guidare dalle paure, ho dato troppo ascolto ad ansie, opinioni e consigli altrui, e mi sono fatta bollare come vecchia perché sull’orlo/abisso dei trent’anni volevo espatriare e cambiare vita mollando un modesto lavoro MA a tempo indeterminato … pazzia! Ho passato tutti quegli anni a viaggiare avanti e indietro, Londra, Manchester, Liverpool, Dublino … venivo qui in UK e mi dicevo questo é l’ultimo viaggio da turista che faccio! Poi tornavo a casa e giravo in tondo aspettando l’onda giusta, il momento perfetto per la grande fuga, finché nel 2010 sono scoppiata e ho capito che non esisteva alcuna onda perfetta, momento migliore, fatina magica e che dovevo io prendere la rincorsa e gettarmi nella nuova avventura.

In pochi mesi ho chiuso i miei 30 anni romani in una valigia, ho pagato il supplemento bagaglio in eccesso, e mi sono imbarcata all’alba per Londra, pochi soldi, informazioni confuse e discordanti, molta paura, zero conoscenze. Le prime due settimane sono “crashata” nelle valli verdi del Surrey alle porte di Londra, dormivo su un materasso per terra in cucina, ospitata presso una ragazza che avevo conosciuto online poche settimane prima della partenza. Furono due settimane idilliache e confuse, ma era Londra la mia vera destinazione. Lei che mi aveva catturato l’immaginazione fin da bimba, lei che mi aveva spinto a 13 anni a studiare l’inglese senza mai fermarmi, divorando libri, musica, film, giornali, riviste in lingua inglese. La lingua capite non era un problema, il problema erano i pochi soldi e i zero contatti che avevo. Fortunatamente trovai una stanza presso una tipica and real famiglia inglese, e se all’inizio fu una sorta di piccolo trauma scontrarsi con una cultura, pensiero e realtà ben differente dalla nostra, questa esperienza si rivelò invece di grande aiuto perché fui costretta velocemente a capire come ragionavano e vivevano gli inglesi. Loro furono molto carini con me, mi spiegarono bene Londra – che già conoscevo abbastanza bene visto l’andirivieni degli anni passati – i londinesi, e mi dettero molte dritte, oltre che affinai di più il mio livello d’inglese, essendo costretta a parlare tutto il giorno nella loro lingua e non in italiano.

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Ero arrivata qui con l’idea di cercare lavoro per la mia laurea – grafico pubblicitario – ma gli inizi senza esperienze e studi sul posto, e soprattutto senza referenze furono difficili, così ripiegai sul vecchio lavoro di commessa. Passarono delle settimane e non usciva nulla, ero disperata i soldi volavano via a ritmo serrato fra affitto e mezzi pubblici, poi finalmente quando ero sull’orlo del cedimento e di chiudere le valige e tornarmene all’ombra del Colosseo, mi chiamò un importante department store di lusso nel cuore della Londra per bene. Fu il mio battesimo ufficiale come Londoner!

Entrai come semplice commessa, ma sapevo vendere sabbia agli arabi ed ero come un cane che non molla l’osso, così nel giro di alcuni mesi scalai fino ai livelli più alti, fino ad avere un pezzo di floor tutto gestito e allestito da me!

Non fu facile conquistare gli inglesi, soprattutto in posti come questi very british, dove il lusso lo toccavi con mano davvero, dove ogni giorno passavano principesse e uomini d’affari, e ti sentivi di continuo “l’emigrata” ma ho sempre rubato con l’occhio e puntato i piedi anche nei periodi più difficili. Gli inglesi – i british quelli veri! – sono persone molto riservate, badano molto all’etichetta, il lavoro per loro é importantissimo, specialmente a Londra capisci come tutto ruoti attorno ad esso. Dal Lunedì al Venerdì alle 5:30 PM é tutto un corri-corri, un lavorare e lavorare, sono molto carrieristi. Ma almeno qui se dai ricevi, ossia la meritocrazia sussiste e persiste. Qui poi ho imparato il vero senso della parola flessibilità, noi una volta che siamo stati assunti con il mitico contrattone indeterminato ci incolliamo lì con le unghie e i denti, é questo che ci frega e blocca … qui invece anche se hai 40 anni cambi, sei sempre alla ricerca di una situazione, posizione, stipendio migliore, cambiano casa come le mutande, cambiano città o paesi senza strapparsi i capelli e pure che hanno prole, sono formiche sempre alla ricerca di qualcosa di meglio, votate al lavoro e al miglioramento di status. Anche qui c’è la crisi, ma si sente molto di meno perché sono un popolo che non si ferma mai, che é flessibile, e non mette pezze ma cerca una soluzione e non si ferma finché non la trova. C’è molto da imparare da loro, in questi anni ho capito che noi italiani non siamo tutti difetti e zero pregi come ci piace bollarci, ma dagli anglosassoni c’è molto da imparare ma tranquilli hanno dei difetti anche loro! 😉

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Quello che consiglio é state a stretto contatto con loro! Sembra una cosa scontata e invece non lo é, molti quando arrivano qui cercano casa e posti di lavoro presso italiani, fanno gruppo fra loro, lo fanno per paura, per insicurezza, perché é difficile mollare le vecchie abitudini o non parlano bene l’inglese, ma é sbagliato e prima o poi se ne paga il prezzo! Non dico che bisogna ignorare i “nostri”, ma soprattutto agli inizi se vuoi integrarti in fretta devi fare una full immersion totally British!

Quando vivi all’estero tutto all’inizio é confuso vivi di sentimenti ambigui verso la tua nazione, poi come dopo una mareggiata l’acqua torbida torna limpida e cominci a rivalutare alcune cose, mentre altre non le tolleri più. Sono partita con due mega valige piene sia fisiche che mentali, e negli anni, in questi anni ho imparato a lasciarmi dietro un sacco di cose, a guardarmi dentro, soprattutto nei momenti di solitudine perché se é vero che Londra é unica e mitica e figa, ci sono anche i momenti down quando rifletti, ti ritrovi da solo al coffee shop con il tuo cappuccino a guardare il veloce via vai londinese e rifletti, rifletti. Ma soprattutto ho imparato che bisogna ascoltarsi e credere in se stessi, che la vita é solo tua e non puoi permettere agli altri di avvelenarti con i loro pensieri e aspettative su di te e come dovresti essere o comportarti. Siate i capitani di voi stessi!

Qui ho anche ripreso la mia antica passione dello scrivere, così nell’Halloween del 2010 é nato il mio blog Sir Koala Londinese. Perché questo nome? Perché fin da piccola mi chiamavano Koala, il Sir era perché ero timida volevo mantenere l’anonimato! Anyway, ero a Londra da pochi mesi, non avevo ancora questo grande cerchio di amicizie, passavo molto tempo da sola, facevo solo la spola casa-lavoro-lavoro-casa, inoltre mi girava da parecchio in testa l’idea che non ci fosse un vero e proprio blog che raccontava la vera natura e vita di Londra. Sì c’erano portali più o meno anonimi o blog di espatriati, ma per lo più erano diari di viaggio o racconti sporadici. Ognuno diceva la sua su Londra, dava informazioni discordanti o incomplete così cominciai a raccontare la mia di visione, e soprattutto a mettere nero su bianco senza indorare la pillola su come era la vita qui. Credo sia stata la mia chiave di successo!

Nel 2012 ho salutato il mondo del retail e fashion, sono stati anni molto formativi che mi hanno dato materia di storie e racconti, ogni giorno finivo a parlare con così tanta gente, donne e uomini ricchissimi, di altri paesi, nobili oppure anche gente normale come me e te. Inoltre é stata un’ottima palestra per assimilare la cultura e modo di vivere inglese, oltre che affinare la lingua … anche se la calata italiana rimane sempre un pochino! 😉 Scordatevi l’inglese della BBC! Ero spaesata iniziavo di nuovo da capo una carriera, una via nuova, ma sono quella che sulle sponde del se, forse e magari non ci sa rimanere, quindi mi sono buttata di nuovo e ho nuotato. Oggi lavoro come blogger, cerco di espandere il progetto – che nel frattempo é diventato molto più grande – di Sir Koala Londinese. Ho un mio canale Youtube con oltre 150 video, ho scritto delle guide ebook, creo Curriculum Vitae per vari mercati mondiali, scrivo per alcuni blog, e sono sempre in prima linea ad aiutare chi come me anni fa ha deciso che é ora di andare a provare all’estero come si sta!

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Voi di Se Anche Il Ragionier Ugo Espatria, mi chiedete se sia facile integrarsi con gli inglesi e se potendo rifare oggi la stessa scelta cambierei qualcosa … io vi rispondo che é facile e no integrarsi con gli inglesi, bisogna avere pazienza, osservarli molto, aderire ai loro standard, prestare ascolto ormai sono 4 anni che sono qui, mi sono integrata ma vivi sempre come Giano Bifronte, un volto rivolto verso l’Italia e uno verso l’Inghilterra. Sarai sempre lo straniero in terra straniera, certo con gli anni le differenze si assottigliano e ti integri bene, ma non la trovo una cosa spiacevole ho molti amici di tutte le nazionalità perché Londra é un porto di mare, un via vai di gente che parte e arriva, un girotondo di feste di benvenuto e di arrivederci, le amicizie durano poco fortuna che ci sono i Facebook e Twitter!

E per rispondere alla tua seconda domanda, sì miei cari lo rifarei, rifarei tutto però ovvio mi organizzerei meglio, viste le zuccate prese, le cadute e rialzate. Ecco perché ho aperto SKL, per informare, aiutare, guidare in questo delicato e importante passaggio di vita, che poi uno viene qui con il forever in mente, il per sempre lascio l’Italia, il per sempre rimango qui, invece… conosco molti che dopo tempo tornano volontariamente a casa, altri dopo anni se ne vanno altrove sempre più lontani dall’Europa. L’Inghilterra é un isola, e credo che il mare forse invita a salpare verso nuovi lidi, io stessa spesso mi ritrovo a pensare di andarmene altrove, son fatta così forse é perché sono figlia di Mercurio e la terra sotto i piedi non riesce ad incollarsi mai! Intanto sondo giro, ascolto e parlo. Mi alleno e preparo per un altro grande salto!

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