“Tanto io so fare tutto” non è una referenza #Silvia #Germania

“Rifiutate di accedere a una carriera solo perché vi assicura una pensione. La migliore pensione è il possesso di un cervello in piena attività che vi permetta di continuare a pensare ‘usque ad finem’, ‘fino alla fine’.”

RITA LEVI-MONTALCINI

La collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero” ci ha dato la possibilità di intervistare Silvia dalla Germania. E’ una meta ambita da tanti, credo che i suoi consigli siano preziosi! Buona lettura…Roberta

Ciao, intanto grazie per la disponibilità. Inizio quest’intervista chiedendoti chi è Silvia?

Ciao! Allora, chi è Silvia…Sono nata a Bologna e cresciuta a Dozza, un paesino meraviglioso nella campagna romagnola. Ho sempre avuto a che fare con la musica, sia suonando e cantando in chiesa, sia ballando nel gruppo folcloristico locale, sia studiando canto. Ho frequentato la Scuola Interpreti a Forlì (SSLIMIT – Università di Bologna) studiando inglese e russo “perché il tedesco non mi piaceva”. Ho vinto due borse di studio che mi hanno portata in Inghilterra, prima a Londra e poi a Liverpool, a studiare giornalismo e lingue (ovviamente francese e spagnolo…) per due anni. A Liverpool ho incontrato quello che adesso è mio marito da quasi 18 anni.

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Cosa ti ha spinta a lasciare l’Italia e di cosa ti occupi?

Ho lasciato l’Italia per amore. Il marito incontrato a Liverpool è tedesco, ha un ottimo lavoro qui in Germania e quindi dopo il matrimonio mi sono trasferita. Ho imparato il tedesco, ho preso una seconda laurea in storia, faccio la mamma, la guida turistica e l’affittacamere per gli studenti.

Cosa hai trovato in più in Germania rispetto all’Italia e cosa invece non hai trovato e ti manca?

Ho trovato ordine, pulizia e silenzio. Molte, forse troppe regole. Ad esempio…quando nevica bisogna pulire il proprio marciapiede. Va bene. Entro le 7 nei giorni feriali. Va bene. Peccato che non si possa fare rumore prima delle 8…Dire che mi manca il sole è scontato no? Quello che mi manca veramente è la gente italiana, soprattutto quelli del mio paese. E mi manca la spontaneità. In Italia quando si incontra un conoscente per strada è normale fermarsi per un caffè. Qui bisogna sempre prendere appuntamento.

Cosa è necessario per una perfetta integrazione, se esiste una reale integrazione.Silvia1

Per essere perfettamente integrati bisogna essere tedeschi, non solo, ma bisogna essere nati e cresciuti nel posto in cui si vive.

Ho una curiosità da chiederti. Credi che per i tedeschi la scusa della lingua non perfettamente parlata sia un alibi? Un modo per tenere gli “stranieri” sempre un gradino sotto?

Quella della lingua è una scusa. Io parlo tedesco come l’italiano, con pochissimo accento, ma non sono per niente integrata. All’inizio pensavo che la “colpa” fosse della lingua e allora me la sono studiata, ho fatto un corso di sei mesi, poi sono nati i bambini e di tempo per i corsi non ce n’era più e così ho iniziato a fare ogni tipo di corso: 1 ora di ricamo, una di musica, una di “impacchettamento regali”…ogni scusa era buona. Adesso sto per dare l’esame di livello C2 (livello Madrelingua). Amici tedeschi non ne ho. Conosco i vicini di casa perché abitiamo nello stesso posto da 17 anni, ma oltre a buongiorno e buonasera e qualche chiacchiera quando ci si incrocia in giardino non si va. Ho provato a fare degli inviti, cena, colazione…si, vengono, mangiano, ringraziano e vanno. Penso che in 17 anni sia stato ricambiato 1 invito. A questo punto ho smesso, mi faccio la mia vita e basta.

Quanto sono aperti i tedeschi verso le altre culture e quanto invece tendono a sottometterle alla loro?

C’è un detto, i tedeschi amano gli italiani, ma non li rispettano. Gli italiani rispettano i tedeschi, ma non li amano. Ecco. I tedeschi amano quello che è straniero, ma non hanno (tolte le debite eccezioni, ovviamente) alcun rispetto per le altre culture, le vedono come qualcosa di esotico, ma non da prendere sul serio.

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, cosa ti ha spinta a vivere anche quest’esperienza?

Mi sono sempre divertita a scrivere, ho in cantiere anche un progetto decisamente ambizioso, quindi mi sono detta, perché no, proviamo anche questa!

Domandina di rito…ti manca l’Italia? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Paese e torneresti a viverci?

Si, mi manca l’Italia, soprattutto mi manca la situazione che ho lasciato, il lavoro che facevo, la gente che avevo attorno. Forse se venissi da una situazione differente, non mi mancherebbe. Non so se tornerei a viverci, mi sono abituata ad altre cose che in Italia non ci sono, purtroppo.

Potendo tornare indietro sceglieresti la Germania come meta?

No, col senno di poi non credo che sceglierei la Germania.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti assolutamente dire ai tanti che sono intenzionati a venire a vivere in Germania?

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Da qualche mese aiuto gli italiani che sono appena arrivati e che non sanno la lingua. Li accompagno a fare i documenti, li accompagno dal medico, a scuola…una cosa che mi fa andare veramente su tutte le furie è vedere gente che arriva senza arte né parte, piena di idee sbagliate che gli sono state messe in testa da qualcuno. Arrivano senza sapere niente e cominciano a pretendere i sussidi statali. Perché Tizio mi ha detto…perché Caio ha fatto… e chi arriva qui con la mano tesa senza avere niente da offrire in cambio può anche fare dietro front e tornare a casa. Quando si arriva qui bisognerebbe (oltre ad avere almeno una base di tedesco) avere con se tutti i diplomi, lettere di referenze, prove che in Italia si lavorava, per quanti anni, con che mansione…a questo punto è forse un po’ più facile farsi riconoscere i titoli e trovare un lavoro umano. Arrivare dicendo “tanto io so fare tutto” senza poterlo provare non porta assolutamente a niente. Ho sentito anche turisti arrivare qui e dire “eh, beati voi che un operaio prende 3000€ al mese”. No, un operaio, a fine carriera, può arrivare sui 2000€, ma si parte dai 900-1000…ci sono lavori da 400€ al mese. Ci sono aiuti sociali, questo si, ma non vengono dati a tutti. Ci sono dei controlli severi e bisogna averne veramente diritto. Insomma, non è tutto oro quello che luccica…

“Mi considerano pazzo perché non voglio vendere i miei giorni in cambio di oro. E io li giudico pazzi perché pensano che i miei giorni abbiano un prezzo.”

Khalil Gibran

20 commenti

  1. Berlino è una realtà a parte…però anche io posso affermare che integrarsi in Germania è utopia…

  2. Non sono mai stata in Germania ma penso che adorerei Berlino.
    Viverci no, non so dirti perche’.

    Bella testimonianza, mi dispiace non possa parlare di integrazione dopo 17 anni. 🙁

  3. Cara SM Chester,

    se c’è una persona che si sforza di non etichettare, quella sono proprio io…certo, che se vengo “etichettata”, rispondo. Io ho fatto mia la filosofia di un certo Totò…non sarà britannico o altoatesino, ma sul seguente punto aveva ragione “Tratta come sei trattato”. E gli Israeliani mi stanno così simpatici proprio perchè non etichettano nessuno…mentre io sono stata spesso, in Nordeuropa, etichettata per il mio aspetto e il mio accento. Che dire, mica tutte hanno la fortuna di nascere bionde o rosse e passare per “nordiche”.

  4. Si…forse non tutti sono adatti a certi posti. Ovviamente non cercavo copie di italiani in Germania, ma non pensavo di trovare automi…cmq Spagna…che bella parola… 🙂

  5. @Roberta
    “Se si cercano passione, spontaneità, istinto…non è qui che si deve venire…”
    Non l’ho mai cercati, nè mi interessa trovarli. Che sia un segno che appartenevo a loro fin da subito? Magari spiega anche perchè sono integrata e tanti no 😉
    @Francesca
    Lo sai che non amo le etichette e tu etichetti tutto e tutti. In disaccordo con ciò che dici, anche se riconosco che ognuno deve avere la propria opinione. In Germania sono stata per 6 settimane e nessuno, dico nessuno, in pubs o altrove mi ha trattato male (anzi, mi feci male e dovetti andare in farmacia, la Frau che era al banco fu molto gentile).

    In generale, pretendere di trovare elementi ‘italiani’ nei popoli nordici è assurdo. Se uno cerca cose del genere, Spagna e Portogallo vanno molto meglio. just my two cents……..

  6. Io credo amarezza per Waltraud, che non vide piu’ i nostri soldi…. la misi cosi’, per tirarmi su il morale circa la pochezza di certe persone.

  7. Giustissimo, Roberta… anzi, a questa persona dissi, con tutta la dignita’ di cui ero capace “Cara Waltraud, queste italiane, come le chiami tu, fanno un lavoro massacrante per 700-800 € al mese, lontane dalla loro casa e dalla loro famiglia, in meta’ di 1000 in un appartamento e ciononostante si sforzano di lavorare onestamente, non pesando ne’ sulle loro famiglie ne’ sul celeberrimo Stato sociale tedesco. Io e le mie amiche siamo 4, giusto? In media, ciascuna di noi spese 5 euro tra dolci e bevande, ogni giorno. Siamo in 5, quindi grazie a noi questo caffe’ guadagno’ 25 euro, per 10 gg. Le torte qua sono ottime, ma purtroppo qui non metteremo piu’ piede. Ci dispiace”. E, come dici tu Roberta, Waltraud non ci vide piu’. Ed eravamo vicino a Colonia, una grande citta’ abituata a ogni genere di straniero, non in un paesello dell’ex DDR al confine con la Polonia rimasto magari un pochino indietro…

  8. Il giorno in cui ci accorgeremo di essere tutti sulla stessa barca…sarà forse troppo tardi…

  9. per SM Chester: anche a me molta gente ha detto “You don’t look like Italian”… anzi, sai quanta gente qui (anche italiani 🙂 mi ha scambiata per russa o ucraina, anche se non avevo aperto ancora bocca, ne’ parlato russo… anzi, mi dicono “Abbiamo capito che abitavi in Italia (a un altoatesino che vede l’Alto Adige catalogato come Italia, questo fatto piace MOLTO poco…) ma tu dove sei nata? In Russia o in Ucraina?”

  10. D’accordo con Silvia e Roberta. Per i popoli nordici, se gli sei “utile” in qualche modo, allora ti parlano, se invece non la pensano cosi’ e provi a parlare con loro, ti fanno capire che non sei il benvenuto (e c’e’ una ragazza tedesca in classe mia, che da quando si e’ vista la mia faccia in TV a colazione, pranzo e cena, fa tutta la “lecchina”, cosi’ come tante francesi e americane… io, questa, la chiamo “ipocrisia”, senza se e senza ma).
    Io in Israele, dopo 2 settimane, conoscevo tutto il mio quartiere per nome e cognome (e non ero ancora apparsa in TV, in quanto all’epoca non avevo il permesso di lavoro israeliano), cosa quasi impossibile in Svezia o Svizzera (le mie amiche italiane in Svezia da 2 anni non hanno NESSUN amico svedese). Questo significa che in Israele mi hanno accolta in maniera amichevole cosi’ com’ero, non per quello che rappresentavo o facevo.
    Come Roberta, mi sono sempre posta alla stessa maniera, dovunque andassi… gia’ recito di professione, almeno nella vita vera, vorrei non avere maschere. Un aneddoto, riguardo alla Germania: mi trovavo vicino a Colonia nel gennaio 2013. Con le mie amiche, troviamo un caffe’ che ci piace e andiamo li’ tutti i giorni. Dato che le mie amiche non sono di madrelingua tedesca, allora vado io a ordinare. La cameriera mi fa (parole sue, che riporto pari pari) “Una ragazza tanto elegante e colta come te, cosa ci fa in giro con quelle italiane?”

  11. L’opportunismo è una “qualità” che ho riscontrato anche io qui in Germania…quando non gli servi più…via…

  12. Concordo su tutto…ma continuo a pensare che qui in Germania i rapporti umani non esistano…non per come li intendiamo noi. Se si cercano passione, spontaneità, istinto…non è qui che si deve venire…Per quanto riguarda il modo di porsi, io mi sono posta sempre alla stessa maniera, ho fatto amicizia con gente di tutte le nazionalità, tranne che con i tedeschi. Sarà sintomo di qualcosa? 🙂

  13. Parole sante, Silvia…lo dico sempre ai miei amici che vedono le nazioni nordiche come l’Eldorado che lì siamo considerati come fenomeni da circo e spesso non veniamo presi sul serio. Altra cosa: ho notato che i Tedeschi si avvicinano a te solo se “ci vedono del business”. Una ragazza tedesca, al mio corso di ebraico, prima manco mi “calcolava” (e sapeva benissimo delle mie origini sudtirolesi…) appena mi vide alla tele, sui giornali israeliani e la cosa le fu confermata da varie fonti, adesso fa di tutto per essere mia amica. Io la chiamo “ipocrisia”:

  14. Fai un discorso diverso… Non dipende dalla nazionalità (o regionalità) ma da come ti poni di fronte alla gente. Per esempio, con gente che conosco poco io sono zero espansiva, forse meno di zero 😀 Se uno va per nazionalità, a prima impressione direbbero che non sono italiana. Continuo a leggere di persone che si sono trovate molto male nei paesi dove sono emigrate (no, poca differenza tra UK e Germania, se stai a sentire le opinioni di tanti 😉 ) e a me tante cose sono sembrate semplicissime, l’integrazione è una… Non credo dipenda dai locali in generale ma da come sono le persone. Il classico italiano non va d’accordo con locali di tutto il Nord Europa. Ho un’amica tedesca da 5 anni a Dusseldorf ed è speciale 🙂 Forse è pure vero che io devo essere nata britannica, mai notato che qualcuno mi ‘scansa’ perchè sono straniera. Continuo a considerare la nazionalità una non-definizione della persona e non è possibile generalizzare (anzi… io sarei più ‘scansata’ dagli italiani che dai locali, se è per quello!) e sono anche convinta che ci siano persone italiane che trasmettono tutto fuori che espansività, io per prima 😉

  15. Io invece confermo tutto. In primis vivo in Germania e conosco la realtà che Silvia ha perfettamente descritto. Magari in UK qualcosina cambia 🙂 Per quanto riguarda l’Italia, sono cresciuta in Sicilia, ho vissuto dieci anni a Milano e tre in Toscana…a volte dovevo rifiutare i caffè perché me ne offrivano di continuo…in tutte e tre le città nelle quali ho vissuto…Sarò io molto espansiva…ma questa cosa non ha aiutato la mia integrazione in Germania…dove i rapporti umani sono ridotti all’osso… 🙂

  16. “In Italia quando si incontra un conoscente per strada è normale fermarsi per un caffè.” In 37 anni che ho vissuto in Italia giuro che non sono mai andata a prendere un caffè con un conoscente incontrato per strada. Ho sempre fissato. Mah, saremo noi toscani ad essere strani, eh?
    Non concordo nemmeno sul discorso dell’integrazione, bisogna essere noi a farsi valere e riconoscere come del posto. Mai aspettarsi l’integrazione dagli altri. Io ero integrata dopo un mese in UK, e quando mi chiedono di dove sono “I’m British, originally from Italy” così gli metto al posto subito! 😉 a quella dopo non me lo chiedono nè mi trattano da straniera.

  17. Ciao e grazie! Più che umiltà servono referenze certificate. Diciamo che qui in Germania, i valori morali, hanno poco peso… 🙂

  18. Bella intervista!
    Concordo con Silvia, non si può andare in un paese straniero e sperare avvenga il miracolo se non si conosce lingua e non c’è umiltà.

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